“Il movimento è la nostra prima lingua, quella che parliamo prima ancora di avere parole per la mente.”
Marion Woodman, Conscious Feminine
Spesso viviamo con la sensazione di correre senza sosta, con la mente che non smette mai di affollarsi e un senso di stanchezza che si accumula sulle spalle. Ma tutti abbiamo vissuto, almeno una volta, quel momento in cui muovendoci, ballando o camminando, il mondo intorno sembrava finalmente calmarsi e i pensieri si quietavano da soli, senza sforzo.
Per me quel momento arrivò in una piccola sala di danza, e forse fu lì che capii che quando il corpo si muove con presenza, diventa movimento consapevole, una forma di meditazione in movimento, qualcosa di completamente diverso dal semplice esercizio fisico.

Il movimento come via verso l’interno
C’è un’idea molto diffusa che la meditazione richieda solo immobilità. Tuttavia per chi ha una natura dinamica, per chi attraversa un momento in cui il silenzio statico genera più irrequietezza che quiete e, soprattutto, per noi occidentali sempre di corsa, questo approccio può sembrare all’inizio davvero difficile.
Ecco allora che il corpo, può offrirci un’altra porta, un’altra possibilità più accessibile.
Quando ci muoviamo con attenzione, accade infatti qualcosa di semplice. La mente smette di vagare tra passato e futuro e si aggancia al presente. Grazie al contatto dei piedi con la terra, al ritmo del respiro, alla sensazione del movimento che attraversa le braccia v’è un ritorno a se stessi molto concreto, fisico e alla portata di tutti.
Lo yoga, la danza, il tai chi, il qi gong, il movimento consapevole in tutte le sue forme, quando praticati con presenza, funzionano come ponti verso l’interno.
Come scrivono Jader Tolja e Francesca Speciani in Pensare col corpo — un libro che consiglio, e il cui sito bodythinking.com è ricco di articoli, riflessioni e spunti pratici:
“Ogni atteggiamento corporeo corrisponde a uno stato d’animo; cambiamo il modo di stare nel nostro corpo e cambieremo il nostro modo di percepire il mondo e di essere presenti in esso.”
La nostra cultura ha purtroppo progressivamente dimenticato la saggezza della corporeità. I greci antichi conoscevano bene la grazia del gesto, la danza rituale, l’armonia vissuta attraverso l’azione fisica. Nel tempo abbiamo separato sempre più il pensiero dall’azione, trasformando la mente nel nostro unico centro di gravità. Ritrovare il movimento consapevole significa riallacciare quel filo, un ponte naturale ideale per chi trova il silenzio immobile ancora troppo distante.

Lo yoga e l’ascolto del corpo
Nella pratica degli asana, almeno nel modo in cui la sento io, ciò che conta è appunto la qualità del gesto, la presenza con cui si rimane nel movimento, più che la perfezione di una posizione. Il respiro guida tutto. Ogni inspirazione crea spazio, ogni espirazione invita al rilascio.
Riconoscere i propri limiti fisici con gentilezza, senza giudizio, trasforma una sequenza di movimenti in una conversazione silenziosa con se stessi.
Ho ripercorso le origini e il significato di questa disciplina nell’articolo dedicato a cos’è lo yoga e come nasce questa antica disciplina.

La danza e la libertà del corpo
La danza mi ha insegnato ciò che nessun libro avrebbe mai potuto spiegarmi. Con la danza orientale ho trovato uno spazio intimo, dove si impara di nuovo a fidarsi del proprio ritmo. Muovendosi con la musica, quel controllo sottile che portiamo sempre sulle spalle inizia a sciogliersi…la mente finalmente si riposa e il corpo torna a vivere il presente con grazia e naturalezza.

Perché il movimento consapevole fa bene
Muoversi con presenza porta benefici che vanno molto al di là della forma fisica. Il respiro ad esempio trova la sua frequenza naturale. Le tensioni accumulate sulle spalle, nel petto, nella mascella, cominciano a sciogliersi. Il sistema nervoso rallenta. Quella sensazione costante di allerta, di dover essere sempre pronti a reagire, si attenua. Arriva uno spazio di sollievo vero, che accade da solo nel movimento.
La pratica invita inoltre ad accogliere i propri limiti con dolcezza. Niente competizione, nessuna forma perfetta da raggiungere. C’è solo il momento presente e quello che il corpo può fare oggi, con rispetto verso se stessi.
E poi c’è qualcosa che mi piace molto di queste pratiche: la creatività torna a fluire. Quando il corpo si muove con libertà, le emozioni che stavano in disparte trovano spazio. A volte è una leggerezza inaspettata, a volte qualcosa che si scioglie. Spesso è semplicemente energia che torna disponibile, che si trasforma in idee, in voglia di fare, in presenza.
Il corpo conserva ricordi, custodisce emozioni sottili, accumula storie. Attraverso la danza, il movimento, o la fluidità degli asana, le rigidità sfumano lasciando spazio a una leggerezza improvvisa. Muoversi con intenzione scioglie gradualmente le resistenze interiori. A un certo punto l’immobilità accade spontaneamente. La mente, rassicurata dal flusso del gesto, accetta di fermarsi e la meditazione diventa un approccio dolce, totalmente naturale.

I primi passi
Per cominciare a muoversi con consapevolezza non servono competenze specifiche, né uno spazio particolare. Bastano davvero pochi minuti e la disponibilità ad ascoltare.
Si può cominciare con qualche respiro, in piedi o seduti, lasciando che il corpo risponda al ritmo naturale dell’aria. Oppure mettere una musica e semplicemente muoversi, senza aspettative e soprattutto senza giudicarsi. che è forse la parte più difficile ma anche la più liberatoria.
Alcune cose che aiutano, soprattutto all’inizio:
Scegliere una musica che si sente vicina – armoniosa, ritmica, evocativa. La musica guida il corpo in modo naturale, senza che la mente debba intervenire troppo.
Togliere le scarpe. Il contatto dei piedi nudi con la terra ci aiuta a scaricare tensioni e ci riporta immediatamente al presente.
Concedersi delle pause. Alternare momenti di movimento a brevi istanti di riposo, in ascolto di quello che emerge. Spesso infatti è proprio nel fermarsi che si sente di più.
Cominciare con pochi minuti. Anche cinque minuti al giorno, praticati con vera presenza, hanno un effetto molto più profondo di un’ora fatta distrattamente.
E naturalmente, se senti il richiamo, frequentare un corso ben scelto è un’esperienza preziosa. Avere una guida, uno spazio condiviso e altre persone con cui muoversi arricchisce la pratica in modo speciale.
