Cos’è lo Yoga: storia, radici e senso moderno di una pratica antica
Il termine Yoga è diventato abbastanza comune e diffuso nel nostro mondo occidentale attuale. Eppure capita spesso che ci si chieda: ma cos’è dunque lo Yoga? E che non si sappia, altrettanto spesso, dare una risposta precisa.
Generalmente, la prima risposta che viene alla mente è questa: Yoga sono delle posizioni del corpo, spesso difficili come quelle dei contorsionisti… e poi recitare l’OM, mettere le mani al cuore nella posizione seduta a gambe incrociate…
Ecco, queste sono le prime immagini a cui spesso pensiamo, per una semplice questione di associazione mentale: sono le immagini più diffuse nel nostro mondo, associate alla parola Yoga.
Tuttavia le posizioni del corpo (gli Asana), la recitazione dell’OM (i Mantra), i gesti delle mani (le Mudra) fanno parte dello Yoga, sì, ma sono solo alcuni degli strumenti di un sistema molto più vasto e articolato.
Proviamo allora ad andare con ordine, cercando di dare, per quanto possibile, una visione su questo mondo così antico eppure attuale, così lontano eppure vicino a noi oggi.
Le radici dello Yoga
Lo Yoga si colloca all’interno di una tradizione vastissima e antichissima, le cui vere radici un po’ si perdono e sfumano, pur se le fonti, tanto quelle scritte quanto quelle archeologiche come sculture, sigilli, reperti, ci offrono indizi preziosi.

Geograficamente, il cuore pulsante di questa sapienza si è sviluppato nell’area dell’antico Kashmir. Già attorno al 2000 a.C., forse anche prima, in quelle terre si esplorava la natura della coscienza, il funzionamento della mente e dell’energia umana.
Partendo dunque di qui proviamo a ripercorre brevemente insieme le tappe storiche principali.
Le origini tantriche – prima dei Veda. La visione più diffusa colloca l’inizio dello Yoga nell’epoca vedica. Ricerche recenti stanno però spostando questo confine più indietro. L’Hatha Yoga Project della SOAS University di Londra ad esempio, traducendo testi antichi in gran parte ancora inediti, ha portato elementi che suggeriscono radici tantriche precedenti ai Veda stessi.
Uno Yoga nato dall’esperienza diretta, nelle foreste e nelle grotte, lontano da qualsiasi dottrina organizzata.
Il mito parla di Shiva come primo yogi, figura sciamanica che insegnava quella che viene chiamata “la via diretta”, fatta di tecniche e pratiche per espandere la coscienza.
Queste nuove scoperte sono davvero preziose, soprattutto perché svelano molto su cosa fosse lo Yoga delle origini.
Il progetto si è concluso nel 2020 ed è ora confluito nel Centre of Yoga Studies della SOAS, che continua questo importante lavoro.
Per chi volesse approfondire: Centre of Yoga Studies — SOAS University of London

L’epoca dei Veda – 3000/1500 a.C. Con i Veda, lo Yoga entra in una forma più codificata.
I Veda sono tra i testi più antichi dell’umanità.
Quattro raccolte vastissime che contengono formule, rituali, canti e riflessioni sulla natura del cosmo e dell’essere umano.
Ed è proprio qui che la parola Yoga compare per la prima volta nei testi scritti, associata alla disciplina della mente, allo sforzo e alle tecniche di tenerla raccolta.
Le Upanishad – 800/500 a.C. Qui lo sguardo si sposta ancora più all’interno. I riti e i canti cedono spazio al silenzio, alla domanda diretta: chi sono io, davvero? Nasce l’intuizione che l’anima individuale, Atman, e l’anima universale, Brahman, siano la stessa cosa. Non due realtà separate, ma una sola.
È un salto enorme…e ancora oggi, chi siede in meditazione, in qualche modo continua a porsi quella stessa domanda.
Patanjali — II secolo a.C. La figura di Patanjali segna un punto fondamentale in questo viaggio.
Come uno scienziato ispirato, Patanjali raccoglie e ordina il fiorire caotico delle pratiche nei suoi ormai famosi Yoga Sutra. Definisce lo Yoga come la cessazione delle fluttuazioni della mente. Descrive un percorso in otto parti, l’Ashtanga, dove le posizioni fisiche che conosciamo oggi sono solo un piccolo gradino.
Piccola curiosità: le posizioni delle origini erano molto poche, forse quattro, e servivano perlopiù a preparare il corpo a mantenere a lungo la posizione seduta meditativa.

Lo Yoga moderno – XX secolo. Non è scorretto dunque dire che lo Yoga che vediamo oggi nei centri e nelle palestre è una creazione relativamente recente.
Agli inizi del Novecento, maestri come Krishnamacharya unirono la saggezza antica con elementi di ginnastica occidentale.
Tra i suoi allievi, B.K.S. Iyengar portò lo Yoga in Occidente con un rigore tutto suo, introducendo blocchi, cinghie, coperte, per rendere le posizioni praticabili da chiunque, aprendo tuttavia spinosi dibattiti sullo stravolgimento dello Yoga apportato dal suo metodo.
Non è errato però affermare che se oggi anche chi ha la schiena rigida può stare su un tappetino, è in parte grazie al suo lavoro di adattamento della pratica alla nostra società occidentale.

Ed è proprio da noi in occidente che lo Yoga sta trovando conferme della sua vasta esperienza e sapienza. La ricerca scientifica degli ultimi decenni ha infatti confermato quello che i praticanti del passato sapevano già: lo Yoga sostiene il sistema nervoso ed aiuta la mente a trovare calma e concentrazione.
Ma forse la cosa più preziosa, la più difficile da misurare, è quella sensazione, dopo una pratica, di essere tornati un po’ a casa, dentro sé stessi.
Lo Yoga è dunque passato attraverso molte forme.
Tutte, in fondo, tenute insieme dallo stesso filo dorato, dalla percezione che nell’essere umano viva una scintilla di infinito che aspetta solo di essere riconosciuta.

Una piccola riflessione finale
Tutto questo cammino millenario oggi si trova dentro un mondo che lo interpreta in modi diversi. Intorno allo Yoga si sono infatti formate visioni spesso differenti. C’è chi lo vive principalmente come pratica del corpo, chi come percorso spirituale, chi si interroga su quanto lo Yoga moderno abbia mantenuto o perso della sua essenza originaria.
Allora, cos’è lo Yoga?
Forse, dopo questo viaggio insieme, posso provare a rispondere – pur sapendo che qualsiasi risposta sarà parziale, e va bene così.
Dopo anni di pratica e studio sento lo Yoga come uno strumento prezioso, soprattutto per noi occidentali – con le nostre vite frenetiche e la nostra poca confidenza con il corpo, il movimento, le sue energie. Sento la pratica come un invito gentile a rallentare, a guardarci dentro, a chiederci chi siamo davvero al di là dei ruoli e del rumore quotidiano.
Un sistema di strumenti – il corpo, il respiro, la mente, la presenza – messi al servizio di qualcosa che si riconosce quando lo si tocca. Quella sensazione, appunto, di essere tornati a casa.
Non è una risposta definitiva, lo so. Ed in fondo non potrebbe esserlo. Lo Yoga è troppo vivo, troppo intimo e profondo per stare dentro una sola frase.
Resta comunque una domanda bella da portare con sé. E forse è proprio la pratica, nel tempo, a rispondere, attraverso quello che cambia dentro di noi, senza pretese di avere risposte definitive.
E non è forse proprio questo che insegna lo Yoga? Ascoltare, stare col limite, accogliere quello che c’è, accogliere anche il mistero e la vulnerabilità, ed infine scendere sin dove la parola e il pensiero lasciano spazio al silenzio.
Credo infine che rimanga importante non perdere il legame con questa tradizione così immensa e ricca, senza dimenticare la grande opportunità di attingere a fonti e libri che i nostri tempi offrono.
Di leggere e approfondire, ad esempio, quello che i maestri dello Yoga, come orizzonti luminosi, ci hanno lasciato, e lasciarci guidare nelle risposte dalle loro stesse vite e parole.
I grandi maestri ci hanno in fondo con amore lasciato una traccia.
(Per approfondire puoi cominciare da Lalla, poetessa mistica del Kashmir)
Una traccia luminosa che è lì per ricordarci che la strada esiste, che altri ci hanno camminato, e che anche un nostro piccolo passo oggi sul percorso dello Yoga, fa parte di questa storia antica.

