Yoga Nidra, il sonno degli yogi

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A volte capita un po’ a tutti di sentire il proprio corpo chiedere una pausa reale, un fermarsi davvero… In quei momenti, lo yoga nidra è la pratica a cui torno sempre con piacere.

Non la definirei una vera e propria meditazione, ma più un lasciarsi cullare, attraverso la voce di una guida – o dalla propria stessa attenzione quando si è imparato come farlo – in uno spazio sospeso in cui il corpo appunto si ferma del tutto, rilassandosi in profondità, mentre la mente rimane sveglia e silenziosa, come un’osservatrice che guarda il cielo.

Mi piace pensare allo yoga nidra come un’arte di non far nulla, lasciando che il mondo si muova da solo mentre tu torni a casa, dentro di te.

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Cos’è lo yoga nidra

Ho intitolato questo articolo “il sonno degli yogi” perché è importante capire cosa intendono i testi e i maestri dello Yoga quando parlano di sonno, più precisamente del sonno profondo senza sogni, quello stato a cui la pratica cerca di condurre, per poi continuare a coltivare nel quotidiano.

Il nome viene dal sanscrito. Yoga significa unione, nidra significa sonno. Ma chiamarlo semplicemente “sonno” è un po’ fuorviante.

Secondo la tradizione yogica viviamo tre stati dell’essere. La veglia, il sonno con i sogni, e il sonno profondo senza sogni. Quest’ultimo è caratterizzato dall’assenza della mente discorsiva, dalla presenza delle onde cerebrali alpha e delta, ed è lo stato che davvero ci rigenera in profondità.

La pratica di yoga nidra conduce a questo stato, ma lo fa da svegli, mantenendo un filo sottile di consapevolezza. Si dice che i grandi maestri vivano in questo spazio in modo permanente.

Ecco perché venti minuti di yoga nidra vengono spesso paragonati, in termini di recupero fisico e riposo mentale, a qualche ora di sonno. È qualcosa che chi lo pratica riconosce come vero già dalle prime sessioni.

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Come accogliere questa pratica

Nello yoga nidra si lascia da parte, almeno per un po’, il concetto di dover eseguire. È meno un esercizio per il corpo e più un viaggio per l’anima.

Ti racconto come mi preparo, e come mi piace suggerire di farlo.

Mi sdraio sulla schiena nella posizione più comoda possibile, lasciando i palmi delle mani rivolti verso il cielo, come pronta a ricevere qualcosa di prezioso.

Chiudendo gli occhi, nel silenzio iniziale si seminano le fondamenta per creare la propria realtà attraverso il Sankalpa. Una frase breve, formulata al presente, con grande chiarezza. Qualcosa come “Sono in pace” o “Va tutto bene per me”. Piantare questa intenzione nel cuore significa affidare al subconscio una direzione precisa, un seme capace di fiorire nella vita di tutti i giorni.

Poi la voce guida, o la mia stessa attenzione, mi porta a viaggiare nel corpo. Si tocca con il pensiero il pollice destro, il palmo, il polso. Come se stessi accendendo una piccola stella in ogni punto, via via lungo il corpo.

Osservo il respiro senza modificarlo. Sale e scende, lento, nel petto e nell’addome.

Dopo la rotazione della consapevolezza nel corpo e l’ascolto del respiro, la pratica completa invita ad esplorare le sensazioni opposte, come il caldo e il freddo, la pesantezza e la leggerezza. Sperimentare questi contrasti dona un senso di profonda stabilità emotiva, educando la mente a restare calma al centro delle oscillazioni della vita.

Subito dopo affiora la fase della visualizzazione di simboli e immagini evocative. Questo momento risveglia l’emisfero destro del cervello, la sede dell’intuito, della creatività e dell’immaginazione profonda, trasformando lo yoga nidra in uno strumento di vera evoluzione personale.

Arriva un momento in cui i pensieri svaniranno. Uno spazio vasto, quieto. Lì non sei più il tuo nome, il tuo lavoro, le tue preoccupazioni. Sei solo presenza.

Quando la pratica volge al termine si ritorna lentamente alla superficie, richiamata dai sensi, con la sensazione di aver riposato in luoghi molto profondi.

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I benefici dello yoga nidra

Gli effetti si sentono subito, anche dopo una sola sessione. Il sistema nervoso rallenta. La respirazione si fa più lenta. I muscoli cedono tensioni, recenti o vecchie che non sapevano di avere.

Con una pratica regolare succedono poi cose più silenziose. Migliora la qualità del sonno. Si riduce l’ansia. La capacità di restare presenti durante il giorno cresce in modo quasi impercettibile, ma reale.

Accade inoltre un qualcosa che ha familiarità con il lasciar andare. Ogni volta che si entra nello yoga nidra si impara qualcosa su come stare, senza dover necessariamente fare, e questo, credo, è uno spazio che la nostra vita frenetica ci lascia esplorare raramente.

Infine, lo yoga nidra diventa anche un dolce strumento di trasformazione personale. Alternare l’ascolto delle sensazioni opposte allena la mente a fluire tra i contrasti della vita restando in equilibrio, mentre il Sankalpa, custodito nel silenzio interiore, risveglia l’intuito e sintonizza i tuoi passi verso la realtà che desideri creare.

Yoga nidra e sonno, una precisazione per me importante

So che molte persone cercano lo yoga nidra proprio per dormire, ed è comprensibile. Eppure il mio consiglio è di praticarlo in altri momenti della giornata, anche al mattino, prima di un lavoro creativo ad esempio, l’importante è che siano un po’ distanti dal momento del sonno vero e proprio. Il miglioramento del sonno verrà naturalmente come conseguenza di una pratica costante.

Lo yoga nidra non nasce infatti come tecnica per addormentarsi. Praticarlo quando il corpo vuole davvero dormire, porta spesso a un cortocircuito. La mente è invitata a restare presente e vigile, ma il corpo cede, e si finisce per perdere la parte più preziosa dell’esperienza.

In tarda serata, soprattutto prima di dormire, inviterei sempre a cose più semplici. Qualche allungamento, un buon libro, una tisana, musica calma. Piccole cose che accompagnano il corpo verso il sonno in modo naturale.

C’è anche una ragione più sottile. Pratiche come lo yoga nidra, o meditazioni profonde, aprono strati interiori. Emozioni che stavano ferme possono muoversi, emergere. Fatte prima di dormire possono a volte disturbare il sonno anziché conciliarlo, portando ad esempio sogni molto intensi.

Per questa stessa ragione invito chi attraversa momenti di fragilità psichica importante a consultare un terapeuta prima di iniziare, preferendo un percorso graduale che parta dal corpo e dal movimento.

La pratica guidata

Ho registrato una pratica guidata di venti minuti, pensata per chi si avvicina allo yoga nidra per la prima volta ma adatta anche a chi lo conosce già. Questa sessione rappresenta la forma più semplice e accessibile, per accompagnarti con dolcezza attraverso i passi di questo viaggio interiore, lasciando che ogni elemento fluisca in modo naturale e senza sforzo.

Trovi il video qui sotto.

Mettiti comodo/a. Uno spazio silenzioso, una coperta se hai freddo, un cuscino sotto le ginocchia se la schiena lo chiede. E poi lascia che sia la voce a guidarti.

Piccoli consigli finali

Se non hai mai provato lo yoga nidra il modo più semplice è partire dal video, una volta sola, senza aspettative.

Se vuoi approfondire, i testi di Swami Satyananda Saraswati sono un riferimento prezioso. Oppure puoi semplicemente tornare alla pratica guidata, con la stessa regolarità di un appuntamento che tieni con te stesso/a.

Infine, un piccolo appunto che vorrei lasciarti prima di iniziare: non preoccuparti se nei primi tempi incontrerai qualche dubbio o sensazioni inaspettate. Potrebbe capitarti di perdere per un attimo il filo della voce guida, di sentire la mente che rincorre i soliti pensieri, o persino di provare un pizzico di irrequietezza nel restare del tutto immobile. Non c’è nulla di sbagliato in questo e non stai “fallendo” la pratica.

Se la mente vaga, accorgitene semplicemente con gentilezza e torna ad ascoltare, e se il corpo scivola nel sonno, significa che ne aveva profondo bisogno.

Accogli qualsiasi cosa emerga come parte naturale del percorso.

Lo yoga nidra non chiede perfezione né nulla di speciale. Solo uno spazio, un po’ di tempo, e la voglia di lasciarsi andare al viaggio d’anima attraverso il sonno degli yogi.

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